Sì: se sei un avvocato, un commercialista, un architetto o un altro professionista intellettuale e usi ChatGPT o un altro sistema di IA per lavorare, devi informarne il cliente. Lo prevede l'art. 13 della Legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, che chiede anche che l'IA resti uno strumento di supporto e che il tuo lavoro intellettuale sia sempre prevalente.

La buona notizia è che l'obbligo è semplice da rispettare: basta un'informativa ben scritta, consegnata al momento giusto. In questa guida trovi cosa scrivere, un esempio di testo pronto da adattare e gli errori che espongono a contestazioni.

Chi deve informare il cliente sull'uso dell'intelligenza artificiale?

L'art. 13 si applica alle professioni intellettuali, cioè quelle in cui la prestazione consiste nell'applicazione di competenze e giudizio personale (artt. 2229 e seguenti del codice civile). In pratica:

  • professioni legali: avvocati, notai;
  • area economica e del lavoro: commercialisti, esperti contabili, consulenti del lavoro;
  • area tecnica: ingegneri, architetti, geometri, periti;
  • area sanitaria e psicologica: medici, psicologi e le altre professioni che rendono prestazioni intellettuali;
  • per prudenza, anche consulenti e professionisti non iscritti ad albi che svolgono attività intellettuali per i clienti.

Non conta la dimensione: l'obbligo vale per il libero professionista che lavora da solo come per lo studio associato con decine di collaboratori.

Cosa dice esattamente l'art. 13 della Legge 132/2025?

La norma ha due pilastri:

  1. Prevalenza del lavoro umano. L'IA può essere usata solo per attività strumentali e di supporto. Il cuore della prestazione (l'analisi, la strategia, il parere, il progetto, la scelta finale) resta del professionista.
  2. Trasparenza verso il cliente. Le informazioni sui sistemi di IA utilizzati vanno comunicate al cliente con un linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo.

Il senso è il rapporto fiduciario: il cliente paga per il tuo giudizio professionale e ha diritto di sapere se e come una macchina interviene nel lavoro che riceve.

ProfessioneStrumentale (ammesso)Rischio di non prevalenza
AvvocatoRicerca di giurisprudenza da verificare, prima bozza di una lettera, riassunto di un fascicoloAtto generato e depositato senza revisione critica
CommercialistaSintesi di una circolare, bozza di email al cliente, controllo di coerenza dei datiParere fiscale copiato dalla risposta del chatbot
Architetto o ingegnereVarianti di render, bozza della relazione descrittiva, ricerca normativaCalcoli o scelte progettuali affidati all'IA senza verifica
Consulente del lavoroSchema di una procedura, traduzione di un documento, check-listInquadramento contrattuale deciso dall'IA

Cosa scrivere nell'informativa sull'uso dell'IA per il cliente?

Un'informativa efficace risponde a quattro domande:

  1. Quali sistemi usi? Indica gli strumenti (es. ChatGPT Business, Microsoft 365 Copilot, un software di ricerca giuridica con IA) o almeno le categorie.
  2. Per quali attività? Ricerca, sintesi di documenti, prime bozze, traduzioni, controlli di coerenza.
  3. Chi controlla il risultato? Spiega che ogni output è verificato, rielaborato e validato personalmente da te, e che le decisioni restano tue.
  4. Come proteggi i dati? Versioni professionali con contratto di trattamento dei dati, minimizzazione, nessun uso dei dati per addestrare i modelli, riservatezza.

Un esempio di testo breve

"Nello svolgimento dell'incarico lo Studio può utilizzare sistemi di intelligenza artificiale (in particolare [nome dello strumento, versione professionale]) esclusivamente come supporto per attività di ricerca, sintesi di documenti e redazione di prime bozze. Ogni contenuto è verificato, rielaborato e approvato personalmente dal professionista incaricato, che resta l'unico responsabile della prestazione. Gli strumenti sono usati in versioni professionali che non impiegano i dati per addestrare i modelli e sono regolate da un contratto sul trattamento dei dati personali; le informazioni del cliente sono inserite solo se necessarie e ridotte al minimo. Il cliente può chiedere in ogni momento chiarimenti sull'uso di questi strumenti."

È un punto di partenza: va adattato agli strumenti che usi davvero. Un'informativa generica che cita sistemi mai usati, o che tace su quelli usati ogni giorno, non è "esaustiva".

Quando va consegnata l'informativa: prima o dopo l'incarico?

Prima. Il cliente deve poter conoscere le modalità di lavoro quando decide di affidarti l'incarico. Le soluzioni più pratiche sono:

  • inserire una clausola nel mandato, nella lettera di incarico o nel preventivo;
  • allegare un'informativa separata da firmare per presa visione;
  • per i clienti già attivi, inviare l'informativa con una comunicazione scritta (PEC o email) e conservarne la prova.

Ricorda che l'obbligo è in vigore dal 10 ottobre 2025: se hai incarichi in corso da prima di quella data e usi l'IA, conviene regolarizzare anche quelli.

Il segreto professionale è compatibile con ChatGPT?

Dipende dalla versione. Con gli account personali (Free, Plus, Pro) i contenuti possono essere usati per addestrare i modelli se è attiva l'impostazione "Migliora il modello per tutti", che è attiva di default, e non è disponibile un contratto di trattamento dei dati (DPA). Incollare lì l'atto di un cliente, un bilancio o una perizia significa comunicare informazioni riservate a un fornitore senza alcuna garanzia contrattuale.

Le versioni ChatGPT Business, Enterprise e API (come Claude for Work, Microsoft 365 Copilot aziendale o Gemini in Google Workspace) non usano i dati per l'addestramento per impostazione predefinita e offrono il DPA previsto dall'art. 28 GDPR. Sono il presupposto minimo, non una garanzia automatica: resta tuo il dovere di minimizzare i dati e di non inserire informazioni che non servono. Trovi il confronto completo nella guida su quale versione di ChatGPT è a norma GDPR.

Attenzione ai dati particolari. Certificati medici, perizie sanitarie, dati sindacali o giudiziari dei clienti meritano la massima cautela (art. 9 GDPR). Nel dubbio anonimizza: togli nomi, codici fiscali e riferimenti che permettono di identificare la persona. Qui trovi l'elenco di cosa non scrivere mai su ChatGPT.

Quali errori evitare quando usi l'IA con i clienti?

  • Informativa "di facciata": una frase generica nascosta tra le condizioni, senza dire quali strumenti usi né per cosa.
  • Consegnare output non verificati: le IA generative possono inventare sentenze, norme e numeri. La verifica è parte del tuo lavoro intellettuale, non un optional.
  • Usare l'account personale per pratiche dei clienti, magari dal telefono.
  • Dimenticare i collaboratori: praticanti, dipendenti e collaboratori dello studio devono seguire le stesse regole. Dal 2 febbraio 2025 l'art. 4 dell'AI Act chiede di adottare misure a sostegno della loro alfabetizzazione sull'IA, e conviene documentarle.
  • Non aggiornare l'informativa quando cambi strumento o inizi a usarlo per attività nuove.

Che responsabilità ha il professionista che usa l'IA?

La Legge 132/2025 non sposta la responsabilità sulla macchina: risponde sempre il professionista. Se un parere contiene un errore prodotto dall'IA, per il cliente (e per il giudice) è un tuo errore.

Sul piano deontologico, l'uso dell'IA si intreccia con doveri che già conosci: diligenza, competenza, segreto professionale, lealtà verso il cliente. Un'informativa chiara e una procedura di verifica documentata sono la tua migliore difesa in caso di contestazione. Se invece tratti dati personali senza le garanzie richieste, si aggiungono le sanzioni GDPR, che arrivano fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato.

Come metterti in regola in 5 passi

  1. Elenca gli strumenti di IA che usi tu e i tuoi collaboratori, e per quali attività.
  2. Passa a versioni professionali con DPA per tutto ciò che riguarda dati o documenti dei clienti.
  3. Scrivi l'informativa (sistemi, finalità, supervisione umana, tutela dei dati) e inseriscila nel mandato o nel preventivo.
  4. Invia l'informativa ai clienti in corso e conserva la prova dell'invio.
  5. Definisci una regola interna di verifica degli output e forma lo studio, conservando traccia della formazione.

Per il quadro generale degli adempimenti puoi consultare anche la pagina sugli obblighi per professionisti e aziende.

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