Da quest'estate l'art. 50 dell'AI Act ha due strumenti di attuazione: le linee guida della Commissione sugli obblighi di trasparenza, pubblicate il 20 luglio 2026, e il Codice di buone pratiche sulla marcatura e l'etichettatura dei contenuti generati dall'IA, giudicato adeguato da Commissione e AI Board a luglio. Insieme chiariscono cosa devono fare i fornitori di sistemi generativi e cosa chi usa chatbot, pubblica deepfake o diffonde testi generati dall'IA.
Gli obblighi di base li abbiamo spiegati nelle guide sui chatbot e sui contenuti generati con l'IA. Qui ci concentriamo sulle novità: cosa aggiungono i due documenti, cosa non cambiano e cosa conviene fare prima del 2 dicembre 2026.
| Scheda rapida | |
|---|---|
| Norma | Art. 50 AI Act (Reg. UE 2024/1689), applicabile dal 2 agosto 2026 |
| Linee guida | Commissione europea, pubblicate il 20 luglio 2026 (comunicazione C(2026) 5054), non vincolanti |
| Codice di buone pratiche | Definitivo dal 10 giugno 2026; valutato adeguato l'8 luglio (Commissione) e il 9 luglio 2026 (AI Board); volontario |
| Scadenza da segnare | 2 dicembre 2026: marcatura per i sistemi generativi già sul mercato prima del 2 agosto 2026 |
| Sanzione in Italia | Fino a 15 milioni € o 3% del fatturato (art. 23 D.Lgs. 179/2026); per le PMI l'importo più basso |
| Fonti ufficiali | Linee guida, Codice di buone pratiche |
Cosa sono le linee guida sull'art. 50 e quanto valgono?
Le linee guida sono un documento interpretativo della Commissione europea, previsto dall'AI Act per aiutare imprese e autorità ad applicare gli obblighi di trasparenza. Non sono vincolanti: la legge resta l'art. 50. Però sono il riferimento a cui guarderanno le autorità nazionali, in Italia l'ACN, quando valuteranno un caso concreto.
Il documento definisce i concetti chiave: cos'è un deepfake, cos'è un contenuto sintetico, cosa si intende per testo generato dall'IA su temi di interesse pubblico. Chiarisce anche cosa resta fuori, come la normale modifica di testi e immagini che non ne altera in modo sostanziale il contenuto.
Cosa chiede l'art. 50, secondo le linee guida?
| Obbligo | Chi lo deve rispettare | In pratica |
|---|---|---|
| Informare che si interagisce con un'IA (art. 50, par. 1) | Fornitore del sistema, ma chi lo configura deve assicurarsi che l'avviso arrivi | Avviso chiaro alla prima interazione con chatbot e assistenti vocali, salvo sia evidente |
| Marcare i contenuti sintetici (art. 50, par. 2) | Fornitore del sistema generativo | Segni leggibili da macchina (metadati, filigrane) che permettono di riconoscere il contenuto come generato |
| Informare su riconoscimento delle emozioni e categorizzazione biometrica (art. 50, par. 3) | Chi usa il sistema | Avvisare le persone esposte; ricorda che al lavoro il riconoscimento delle emozioni è vietato |
| Etichettare deepfake (art. 50, par. 4) | Chi pubblica | Indicare che immagini, audio o video realistici sono generati o manipolati, con regole più leggere per opere artistiche e satiriche |
| Etichettare testi di interesse pubblico (art. 50, par. 4) | Chi pubblica | Dichiarare i testi generati dall'IA pubblicati per informare il pubblico, salvo revisione umana e responsabilità editoriale |
Le informazioni vanno date in modo chiaro e distinguibile, al più tardi alla prima interazione o esposizione, e devono essere accessibili anche a chi usa tecnologie assistive.
Cos'è il Codice di buone pratiche sulla marcatura?
È un documento volontario, scritto con la partecipazione di imprese, esperti e società civile e coordinato dall'Ufficio europeo per l'IA. Le tappe principali:
- prima bozza il 17 dicembre 2025, seconda bozza il 3 marzo 2026;
- versione definitiva il 10 giugno 2026;
- l'8 luglio 2026 la Commissione ha concluso che il Codice copre adeguatamente gli obblighi dell'art. 50, paragrafi 2, 4 e 5; il 9 luglio l'AI Board ha adottato la stessa valutazione;
- a fine luglio 2026 lo avevano firmato circa 190 organizzazioni.
Il Codice ha due sezioni: la prima, per i fornitori, riguarda le tecniche di marcatura e rilevazione dei contenuti sintetici; la seconda, per i deployer, l'etichettatura di deepfake e testi generati o manipolati.
Il Digital Omnibus ha rafforzato il suo ruolo: il nuovo art. 50, paragrafo 7, prevede che la Commissione valuti se l'adesione ai codici sia adeguata e, se non lo fosse, possa adottare un atto di esecuzione con regole comuni.
Firmare non basta. Commissione e AI Board hanno precisato che l'adesione al Codice non è una prova definitiva di conformità. E chi non aderisce deve dimostrare di rispettare l'art. 50 con mezzi alternativi altrettanto adeguati. In entrambi i casi conta ciò che fai e ciò che riesci a documentare.
Devo marcare anche i contenuti creati prima del 2 agosto 2026?
No. Gli obblighi dell'art. 50 non sono retroattivi: contenuti sintetici e deepfake generati prima del 2 agosto 2026 non vanno marcati a posteriori. Attenzione però a un caso frequente: un testo o un'immagine generati prima ma pubblicati dopo quella data seguono le nuove regole sull'etichettatura.
Per i fornitori c'è una transizione aggiunta dal Digital Omnibus: i sistemi generativi immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026 devono applicare la marcatura leggibile da macchina entro il 2 dicembre 2026. Per i sistemi arrivati dopo, l'obbligo vale già.
Cosa cambia per un'azienda che usa l'IA per comunicare?
La maggior parte delle imprese è deployer: usa strumenti di altri. Per loro le linee guida e il Codice si traducono in poche regole operative:
- Chatbot e assistenti vocali: l'avviso IA deve essere esplicito. Un nome di fantasia e una foto di persona senza avviso non bastano.
- Immagini e video realistici generati o modificati in modo sostanziale: etichetta visibile se possono essere scambiati per autentici, ad esempio una persona reale che dice o fa cose mai accadute.
- Testi: articoli, comunicati e newsletter che informano su temi di interesse pubblico vanno dichiarati se generati dall'IA senza un controllo editoriale. Se una persona li rivede e se ne assume la responsabilità, l'obbligo cade, ma conviene poterlo dimostrare.
- Non togliere la marcatura: evita flussi di lavoro che eliminano metadati o filigrane inseriti dal fornitore.
I rilevatori automatici di testi IA restano poco affidabili, come spieghiamo nella guida su come capire se un testo è scritto con l'IA: la marcatura funziona meglio per immagini, audio e video che per il testo.
Quanto si rischia in Italia?
Dal 23 ottobre 2026 il D.Lgs. 179/2026 rende applicabili le sanzioni italiane: la violazione dell'art. 50 è punita fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale, se superiore. Per PMI, microimprese e start-up innovative si applica l'importo più basso tra i due. Per le violazioni lievi l'autorità può limitarsi a ordinare di mettersi in regola entro un termine. Tutti i dettagli nella guida al D.Lgs. 179/2026.
Cosa fare entro il 2 dicembre 2026
- Elenca i punti di contatto tra IA e pubblico: chatbot, assistenti vocali, risposte automatiche, contenuti social, newsletter, immagini pubblicitarie.
- Scrivi una regola interna sulle etichette: quando si dichiara l'uso dell'IA, con quale formula, chi approva i testi e come si registra la revisione umana.
- Chiedi ai fornitori se aderiscono al Codice e come marcano i contenuti, e conserva la risposta.
- Controlla i flussi di pubblicazione: niente passaggi che cancellano metadati o filigrane.
- Forma chi produce contenuti e verifica gli altri obblighi con la checklist gratuita; il quadro completo è nella pagina sugli obblighi per le aziende.
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