Non esiste oggi un modo certo per capire se un testo è stato scritto con l'intelligenza artificiale. I rilevatori online danno falsi positivi anche su testi interamente umani e si aggirano con una semplice riscrittura, tanto che OpenAI ha ritirato il proprio classificatore nel luglio 2023 per bassa accuratezza. Quello che funziona davvero non è la caccia al testo "sospetto", ma regole chiare su quando l'uso dell'IA va dichiarato.

In questa guida vediamo perché i detector sbagliano, quali segnali hanno senso, cosa cambia con l'AI Act e come dovrebbe comportarsi un'azienda con dipendenti, fornitori e collaboratori.

I rilevatori di testi IA sono affidabili?

No, non abbastanza da prendere decisioni. Un rilevatore non "riconosce" ChatGPT: stima quanto un testo sia prevedibile, cioè quanto le parole scelte assomiglino a quelle che sceglierebbe statisticamente un modello linguistico. Il risultato è una probabilità, non una prova.

I problemi principali sono tre:

  • Falsi positivi. Testi scritti interamente a mano vengono segnalati come generati dall'IA. Succede soprattutto con testi semplici, formali o molto ordinati: verbali, relazioni tecniche, testi normativi.
  • Penalizzazione di chi scrive in una lingua non madre. Chi usa un vocabolario più ridotto e frasi lineari produce testi "prevedibili", e quindi viene segnalato più spesso.
  • Facilità di aggiramento. Un testo generato e poi rivisto, parafrasato o riscritto in parte spesso non viene più rilevato.

Il caso più eloquente. Nel luglio 2023 OpenAI, cioè la società che sviluppa ChatGPT, ha ritirato il proprio classificatore di testi IA per bassa accuratezza. Se non ci riesce chi ha costruito il modello, è prudente non affidarsi ciecamente a un sito che promette percentuali precise.

Perché un testo umano viene segnalato come IA?

Perché i modelli linguistici hanno imparato a scrivere da testi umani. Un testo chiaro, corretto e ben strutturato assomiglia, per forza di cose, a quello che produce un modello. I rilevatori finiscono così per colpire proprio le qualità che di solito si chiedono a un buon testo professionale.

Il risultato è paradossale: chi scrive bene e in modo ordinato rischia la segnalazione, mentre chi usa l'IA e poi "sporca" il testo con qualche variazione passa inosservato.

Quali segnali indicano che un testo è generato dall'IA?

Ci sono indizi che meritano attenzione. Nessuno, da solo, è una prova: anche una persona può scrivere in modo generico o sbagliare una citazione.

  • Errori fattuali esposti con grande sicurezza.
  • Citazioni, fonti o riferimenti normativi inventati: articoli di legge inesistenti, sentenze mai pronunciate, libri che non esistono. È l'indizio più utile, perché si può verificare.
  • Tono generico, frasi equilibrate che potrebbero valere per qualsiasi azienda o situazione.
  • Nessun dettaglio verificabile: niente nomi di progetti, date interne, numeri specifici, esperienze concrete.
  • Struttura ripetitiva: stesse formule di apertura e chiusura, elenchi sempre della stessa lunghezza.

Il punto chiave è che questi segnali servono a verificare la qualità del testo, non a stabilire chi l'ha scritto. Una citazione inventata è un problema in ogni caso, che l'abbia scritta una persona o un chatbot.

Metodi a confronto: cosa funziona e quando usarlo

MetodoAffidabilitàQuando usarlo
Rilevatori online (detector)Bassa: falsi positivi e facili da aggirareAl massimo come spunto per un approfondimento, mai come prova
Verifica di fatti e citazioniAlta sulla qualità del testo, nulla sull'autoreSempre, su ogni testo che pubblichi o usi per decidere
Lettura critica (tono, dettagli, struttura)Bassa: indizi soggettiviPer capire se chiedere chiarimenti all'autore
Filigrane e metadati (es. C2PA)Buona su immagini, audio e video; debole sul testoPer contenuti multimediali, quando i metadati sono presenti
Dichiarazione dell'autore (policy, contratto)Alta, se c'è un obbligo chiaroCon dipendenti, fornitori e collaboratori
Conversazione con l'autoreBuona: chi ha scritto sa spiegare il testoQuando un testo conta davvero (relazione, tesi, parere)

Cosa cambia con l'AI Act per i testi generati dall'IA?

L'art. 50 dell'AI Act (Regolamento UE 2024/1689), applicabile dal 2 agosto 2026, introduce due obblighi rilevanti:

  • Marcatura a carico dei fornitori. Chi fornisce sistemi che generano contenuti sintetici deve marcarli in un formato leggibile da macchina. Per i sistemi già sul mercato prima del 2 agosto 2026, il Digital Omnibus (Reg. UE 2026/1744) ha differito questo obbligo al 2 dicembre 2026.
  • Dichiarazione dei testi di interesse pubblico. Chi pubblica testi generati dall'IA per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico deve dichiararlo, salvo che il testo sia stato sottoposto a revisione umana e qualcuno ne abbia la responsabilità editoriale.

Le indicazioni pratiche sono nel Codice di buone pratiche sulla marcatura e l'etichettatura dei contenuti generati dall'IA (definitivo da giugno 2026) e nelle linee guida della Commissione sull'art. 50 (20 luglio 2026, C(2026) 5054). Attenzione alle aspettative: filigrane e metadati, come quelli dello standard C2PA, funzionano bene soprattutto su immagini, audio e video. Sul testo sono molto più fragili: un copia e incolla o qualche modifica bastano a perdere il segnale. La marcatura aiuterà, ma non trasformerà i testi IA in testi riconoscibili a colpo d'occhio. Approfondisci in i contenuti generati dall'IA vanno dichiarati? e nella pagina sugli obblighi dell'AI Act.

Si può sanzionare un dipendente che usa l'IA di nascosto?

Non sulla base di un detector. Contestare a un dipendente l'uso dell'IA solo perché un sito ha restituito "87% IA" significa fondare un provvedimento su uno strumento che sbaglia anche su testi interamente umani. È ingiusto e difficile da difendere.

La strada corretta è un'altra:

  1. Una policy scritta che dica quali strumenti sono autorizzati, per quali attività e quando l'uso dell'IA va dichiarato (ad esempio nei documenti per i clienti o nelle relazioni interne). Trovi uno schema nella guida alla policy aziendale sull'intelligenza artificiale.
  2. La formazione: chi usa l'IA deve sapere cosa può fare e cosa no. Dal 2 febbraio 2025 l'art. 4 dell'AI Act chiede misure a sostegno dell'alfabetizzazione sull'IA (vedi formazione sull'IA obbligatoria per i dipendenti).
  3. Controlli sulla sostanza: un errore, un dato riservato inserito in un chatbot, una citazione inventata sono fatti verificabili. Il "sembra scritto da ChatGPT" no.

Vietare in blocco senza alternative spinge spesso le persone a usare l'IA di nascosto: è il fenomeno della shadow AI, più pericoloso di un uso dichiarato e regolato.

Come tutelarsi se fornitori e collaboratori usano l'IA?

Se paghi un'agenzia, un consulente o un copywriter, la domanda giusta non è "l'ha scritto l'IA?", ma "cosa è stato concordato?". Un detector non ti protegge; un contratto sì. Alcune clausole utili:

  • obbligo di dichiarare se e come sono stati usati strumenti di IA nella realizzazione del lavoro;
  • divieto di inserire dati personali e informazioni riservate dell'azienda in strumenti di IA non autorizzati;
  • garanzia di revisione umana e di verifica di fatti, fonti e citazioni;
  • responsabilità del fornitore per contenuti errati o che violano diritti di terzi.

Ricorda che l'art. 4 dell'AI Act riguarda anche i collaboratori esterni che usano l'IA per conto dell'azienda: anche per loro servono regole e informazione.

Cosa fare oggi: 4 passi pratici

  1. Smetti di usare i detector come prova, in azienda come nelle valutazioni dei collaboratori.
  2. Verifica sempre fatti e citazioni dei testi che pubblichi o su cui prendi decisioni, chiunque li abbia scritti.
  3. Scrivi una policy che chieda di dichiarare l'uso dell'IA nei casi che contano e formala al personale.
  4. Aggiorna i contratti con fornitori e collaboratori con clausole sull'uso dell'IA.

Vuoi regole chiare invece di sospetti? La checklist gratuita di conformità ti dice in pochi minuti se hai policy, formazione e trasparenza in ordine. Con l'abbonamento AI ACT ITALIA hai la formazione del personale con attestato e il manuale operativo con modelli e scadenze: scopri i servizi.