Sì: se la tua azienda usa l'intelligenza artificiale per decidere o controllare qualcosa che riguarda il tuo lavoro, deve dirtelo per iscritto. Lo impone l'art. 11 della Legge 132/2025, che rinvia all'art. 1-bis del D.Lgs. 152/1997: assunzioni, turni, compiti, valutazioni, sorveglianza e licenziamenti gestiti con sistemi automatizzati richiedono un'informativa chiara al lavoratore.

Non tutto, però, fa scattare l'obbligo, e alcune cose sono semplicemente vietate. In questa guida trovi la risposta per entrambi i lati della scrivania: cosa deve fare il datore di lavoro e quali diritti hai se sei un dipendente.

Cosa dice l'art. 11 della Legge 132/2025 sull'IA al lavoro?

La Legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025, è la legge italiana sull'intelligenza artificiale. L'art. 11 fissa due principi per il mondo del lavoro:

  • l'IA usata nel rapporto di lavoro deve essere sicura, affidabile, trasparente e non può svolgersi in contrasto con la dignità e la riservatezza del lavoratore;
  • il datore di lavoro (o il committente) deve informare il lavoratore dell'uso dell'IA nei casi e con le modalità dell'art. 1-bis del D.Lgs. 152/1997.

L'art. 1-bis non è una novità: è stato introdotto dal cosiddetto "decreto trasparenza" e riguarda i sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati. La Legge 132/2025 lo collega esplicitamente all'intelligenza artificiale, togliendo ogni dubbio: anche gli strumenti di IA rientrano in questo perimetro.

Quando il datore di lavoro deve informare i dipendenti sull'uso dell'IA?

L'obbligo scatta quando il sistema serve a fornire indicazioni rilevanti o a prendere decisioni su:

  • assunzione o conferimento dell'incarico;
  • gestione del rapporto di lavoro;
  • cessazione del rapporto;
  • assegnazione di compiti o mansioni;
  • sorveglianza, valutazione, prestazioni e adempimento degli obblighi contrattuali.

Il criterio è l'effetto sul lavoratore, non il nome dello strumento. Lo stesso ChatGPT può essere irrilevante (se riscrive una circolare) o rilevante (se riassume le performance dei venditori per decidere i premi).

Caso praticoScatta l'obbligo di informare?
L'ufficio HR usa ChatGPT per scrivere un'email o un annuncio di lavoroNo: l'IA non decide nulla sul rapporto di lavoro
Un software scarta o classifica automaticamente i curriculumSì: incide sull'assunzione (ed è anche IA ad alto rischio)
Un algoritmo genera i turni e assegna le consegne ai rider o ai magazzinieriSì: assegnazione dei compiti e gestione del rapporto
Un sistema assegna punteggi di produttività usati per premi o promozioniSì: valutazione delle prestazioni
Un tool analizza le chiamate del call center per valutare gli operatoriSì: sorveglianza e valutazione (e attenzione all'art. 4 dello Statuto)
Il dipendente usa Copilot per riassumere una riunioneNo, se il riassunto non serve a valutare le persone
L'IA segnala i dipendenti "a rischio dimissioni" o propone chi licenziareSì: gestione e cessazione del rapporto

Regola pratica per il datore di lavoro. Chiediti: "l'output di questo strumento cambia qualcosa per una persona specifica, come un turno, un voto, un premio, un'assunzione?". Se la risposta è sì, ti serve l'informativa.

Cosa deve contenere l'informativa sull'IA ai lavoratori?

L'art. 1-bis del D.Lgs. 152/1997 elenca le informazioni da fornire. In parole semplici, il lavoratore deve sapere:

  1. quali aspetti del rapporto sono interessati dal sistema (selezione, turni, valutazione, ecc.);
  2. scopi e finalità per cui il sistema è usato;
  3. logica e funzionamento del sistema, spiegati in modo comprensibile;
  4. categorie di dati e parametri principali usati per programmarlo o addestrarlo, compresi i meccanismi di valutazione delle prestazioni;
  5. misure di controllo sulle decisioni automatizzate, eventuali processi di correzione e chi ne è responsabile;
  6. livello di accuratezza, robustezza e cybersicurezza del sistema e le metriche usate per misurarlo.

L'informativa va data per iscritto, in modo strutturato e comprensibile, prima dell'inizio dell'attività o prima di introdurre il sistema, e va comunicata anche alle rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza, alle sedi territoriali delle associazioni sindacali più rappresentative. Le modifiche successive al sistema vanno comunicate in anticipo.

Attenzione: questa informativa non sostituisce quella privacy prevista dal GDPR. Sono due documenti con funzioni diverse, che spesso conviene preparare insieme. Se usi l'IA su dati dei dipendenti, è molto probabile che serva anche una valutazione d'impatto (DPIA, art. 35 GDPR).

Il datore di lavoro può usare l'IA per riconoscere le emozioni dei dipendenti?

No. Dal 2 febbraio 2025 l'art. 5 dell'AI Act vieta i sistemi di IA che deducono le emozioni delle persone sul luogo di lavoro (e negli istituti di istruzione), con la sola eccezione dei motivi medici o di sicurezza.

Esempi di pratiche vietate: telecamere che misurano "il livello di soddisfazione" dei commessi, software che analizzano la voce degli operatori per capire se sono stressati o annoiati, tool che valutano l'"engagement" durante le videochiamate leggendo le espressioni del viso.

È la fascia di sanzioni più alta. L'uso di pratiche di IA vietate dall'art. 5 può costare fino a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato mondiale; per le PMI si applica l'importo più basso. Non conta che il software sia stato comprato "chiavi in mano": chi lo usa ne risponde.

Usare l'IA per selezionare il personale è legale?

Sì, ma è una delle aree più delicate. L'AI Act classifica come sistemi ad alto rischio quelli usati per:

  • assunzione e selezione: annunci mirati, filtro delle candidature, valutazione dei candidati;
  • decisioni su promozioni, cessazioni, assegnazione dei compiti in base al comportamento o alle caratteristiche personali;
  • monitoraggio e valutazione delle prestazioni e del comportamento dei lavoratori.

Dopo il Digital Omnibus (Reg. UE 2026/1744), gli obblighi specifici per questi sistemi si applicano dal 2 dicembre 2027. Tra questi, per chi li usa: seguire le istruzioni del fornitore, garantire la sorveglianza umana da parte di persone competenti, conservare i log e informare i rappresentanti dei lavoratori e i lavoratori interessati prima di mettere in servizio il sistema.

Questo non significa che fino al 2027 sia tutto libero: l'obbligo di informativa dell'art. 11 L. 132/2025 vale già oggi, così come il GDPR e l'obbligo di sostenere l'alfabetizzazione sull'IA di chi la usa (art. 4 AI Act, in vigore dal 2 febbraio 2025). Per un quadro completo delle scadenze consulta la pagina sugli obblighi dell'AI Act.

Il datore di lavoro può controllare i dipendenti con l'IA?

Qui entra in gioco una norma che ha più di cinquant'anni ma resta attualissima: l'art. 4 dello Statuto dei lavoratori (Legge 300/1970). Gli strumenti da cui deriva anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori:

  • possono essere usati solo per esigenze organizzative e produttive, di sicurezza del lavoro o di tutela del patrimonio aziendale;
  • richiedono un accordo sindacale o, in mancanza, l'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro;
  • non richiedono l'accordo solo se sono strumenti di lavoro (es. il PC) o di registrazione degli accessi e delle presenze;
  • in ogni caso, i dati raccolti sono utilizzabili solo se il lavoratore ha ricevuto adeguata informazione sulle modalità d'uso e dei controlli, nel rispetto del GDPR.

Un software di IA che analizza email, chiamate, schermate o movimenti per "misurare" i dipendenti difficilmente è un semplice strumento di lavoro: nella maggior parte dei casi serve la procedura dell'art. 4, oltre all'informativa dell'art. 1-bis. Le due regole si sommano, non si escludono.

Quali diritti ha il lavoratore se l'IA lo valuta?

  • Diritto all'informativa scritta sul sistema, prima che venga usato su di te.
  • Diritto di chiedere ulteriori informazioni sul funzionamento del sistema, anche tramite le rappresentanze sindacali.
  • Diritto di accesso ai tuoi dati (art. 15 GDPR): puoi sapere quali dati su di te sono trattati e ottenerne copia.
  • Diritto all'intervento umano: per il GDPR (art. 22) non puoi essere sottoposto, salvo eccezioni, a decisioni basate unicamente su un trattamento automatizzato che producono effetti significativi; puoi chiedere che una persona riesamini la decisione e contestarla.
  • Dignità e riservatezza: l'art. 11 L. 132/2025 lo dice espressamente, e il riconoscimento delle emozioni è vietato.

Cosa fare adesso

Se sei un datore di lavoro

  1. Fai l'inventario degli strumenti di IA usati in azienda, compresi quelli dentro software HR, gestionali e piattaforme di turnazione. Non dimenticare quelli usati "di nascosto" (shadow AI).
  2. Classifica ogni uso con la tabella sopra: scatta l'obbligo di informativa? Serve la procedura dell'art. 4 dello Statuto? Il sistema rientra nell'alto rischio?
  3. Elimina subito qualsiasi funzione di riconoscimento delle emozioni.
  4. Prepara le informative (art. 1-bis e privacy), consegnale ai lavoratori e alle rappresentanze sindacali, e conserva la prova della consegna.
  5. Scrivi una policy sull'uso dell'IA e forma il personale, a partire da chi usa questi sistemi per valutare gli altri. Trovi uno schema nella guida alla policy aziendale sull'IA.

Se sei un lavoratore

  1. Chiedi per iscritto all'azienda se vengono usati sistemi automatizzati o di IA per turni, valutazioni o controlli che ti riguardano.
  2. Leggi l'informativa che ricevi e verifica che spieghi finalità, dati usati e controlli umani.
  3. Esercita l'accesso ai dati (art. 15 GDPR) se una valutazione ti sembra incomprensibile o ingiusta.
  4. Chiedi il riesame umano delle decisioni automatizzate che ti penalizzano.
  5. Rivolgiti al sindacato, all'Ispettorato del lavoro o al Garante privacy se l'informativa manca o se sospetti un controllo non autorizzato.

Hai altri dubbi? Molte risposte rapide sono nelle FAQ sull'AI Act.

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